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Segnali stradali questi sconosciuti
Scritto da Lisa Dalla Via in Notizie
Ma quando ci troviamo a percorrere strade mai viste prima, può capitare all’improvviso di trovarsi davanti a cartelli che parlano un linguaggio semisconosciuto. E allora alziamo gli occhi verso uno di questi “signori” che ci sovrastano e pensiamo: ehi tu, cosa stai cercando di comunicarmi?
Ma niente panico: i cartelli stradali possono essere divisi in tre macrocategorie a seconda della forma.
I segnali quadrati o rettangolari danno indicazioni, almeno in teoria.
In pratica spesso ti confondono le idee, e questo in genere capita quando sei di fretta in un luogo a te sconosciuto e col navigatore in panne.
I segnali triangolari ci avvisano di un pericolo o di dare precedenza. Attenzione alle precedenze: se la punta del triangolo è rivolta in su, con un incrocio strano disegnato al centro, è nostra. Se è rivolta verso il basso, tocca aspettare.
I segnali di pericolo sono spesso quelli più ansiogeni: attenzione a strisce pedonali, strettoie, cunette, passaggi a livello, curve pericolose, doppie curve pericolose e pericoli genererici. Ma ci regalano anche splendide immagini bucoliche, nelle strade fuori città, dove si possono incontrare segnali di pericolo di attraversamento di qualsiasi animale: cervi, ricci, mucche, pecore, rane.
Se vi capita di vedere un segnale di attraversamento mucche o similari in città, allora è il caso che facciate guidare qualcun altro.
I segnali circolari vietano oppure obbligano.
Infine in molte città italiane sono comparsi da qualche tempo cartelli stradali più creativi: ad esempio omino stilizzato che cerca di portare via la barra bianca dal divieto d’accesso o un cuore trafitto da una freccia di direzione obbligatoria.
E questi sono veramente i segnali più ostili. Passi per le direzioni obbligatorie, ma come si fa a contemplare l’esistenza di un cartello di divieto di sosta e di fermata?
Pure di fermata? Questa è crudeltà. E anche se sono i più facili da riconoscere, perchè presenti ovunque, sono quelli che più volentieri “dimentichiamo”, nella nostra caccia al parcheggio quotidiana.
Sono opera di Clet Abraham, un artista francese che da tempo vive in Italia e che, debitore verso la street art di Banksi, riesce a renderci più simpatico perfino un divieto di sosta.
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